giovedì 7 luglio 2011

Scudetti e Facchetti

Giacinto Facchetti 2.jpgFin dall'estate del 2006 sono convinto di una cosa: quello scudetto non andava assegnato. Mai avuto dubbi. Perchè se, come emerso e confutato dalle carte del pm Stefano Palazzi, la stagione di Serie A 2005/2006 seguì regole "sue", fu giusto toglierlo alla squadra che lo vinse sul campo, ma non fu propriamente corretto darlo in premio a una squadra terza classificata, a 15 punti dalla prima e non solo per magheggi e ruberie di Moggi & co; anche se, all'epoca, l'Inter sembrava al di sopra di ogni sospetto e ora, cinque (5!) anni più tardi, sono emerse carte e intercettazioni che proverebbero un craxiano "così facevan tutti", curiosa regola tutta italiana, per cui se uno solo ruba è un ladro, ma se lo fanno tutti sono dei drittoni. Quello scudetto, per me, lo vinse la Juventus; lo vinse sul campo perchè aveva formazione e tecnico migliori, meritandoselo. Ma se, come sostenuto da Palazzi, Moggi e Giraudo si resero protagonisti di fatti "di differente gravità, protrazione e invasività" rispetto, per esempio alle altre punite di allora (Fiorentina, Lazio e Milan) e all'indiziata di oggi (Inter), andando ad ammorbidire, fare pressione, piegare alle loro logiche da delirio d'onnipotenza dirigenti, designatori arbitrali, fischietti e quant'altro, quello scudetto andava tolto. E così fu. Punto. Invece, l'allora Commissario Straordinario della Figc, Guido Rossi, insieme a tre Saggi, decise di andare oltre, assegnando il tricolore all'Inter, formazione, per l'appunto, arrivata a 15 punti dalla Juve, a 12 dal Milan, dopo un campionato mediocre, soprattutto per colpe sue. Subito allora i primi sospetti, per quell'esperienza di cinque anni di Rossi come dirigente finanziario nell'Inter e, diciamocelo, anche per esser stato alla guida di quella Telecom Italia poi passata a Tronchetti Provera (e dove tornerà brevemente dopo Calciopoli), manager di metà delle grandi aziende italiane, tra cui Pirelli, sponsor storico del club dei Moratti, e membro del cda nerazzurro. Allora i sospetti, oggi le ulteriori carte del Pm Palazzi a chiusura delle indagini sulle intercettazioni che riguardavano proprio l'Inter e nel dettaglio, il suo Presidente di allora, il compianto Giacinto Facchetti, e l'allora azionista di riferimento, l'attuale Presidente, Massimo Moratti, accusati di aver conversato anch'essi con gli allora designatori (o disegnatori?) arbitrali e, per questo, di aver violato, gli Art. 1 e 6 del Codice di Giustizia Sportiva, che fanno riferimento rispettivamente a slealtà e illecito. Accuse che metterebbero l'Inter sullo stesso piano di Fiorentina, Lazio e Milan, tutte penalizzate all'epoca, ma che sono, altra aberrante consuetudine tutt'italica, orami prescritte. Dunque, uno scudetto premio a una confutata "onestà" che, oggi, appare fuori luogo, al di là di ogni campanilismo. L'Inter e Moratti farebbero bene a rinunciare allo scudetto e pure alla prescrizione. Perchè, così facendo, potrebbero difendersi in prima persona nel processo sportivo - cosa finora mai accaduta - e anche perchè, andando a ricostruire giornalisticamente la storia, l'impianto accusatorio di Palazzi contro Fiorentina, Lazio e Milan è già stato sconfessato dalla Corte Federale. Un'operazione che consentirebbe di fugare, in caso di assoluzione, ogni dubbio e di lavare storia e maglia dell'Inter da quelle lordure sentite ultimamente. Perchè digitare su Google il nome di Giacinto Facchetti e veder uscire come risultato le foto di Bergamo, dell'arbitro Nucini e di altri smanettoni corrotti è ben più avvilente, pruriginoso e deprimente che rinunciare a uno scudetto a tavolino. Allora chiamavano tutti, è vero, ma basta ascoltare e leggere le intercettazioni, per capire che chiamavano per motivi diversi, con toni diversi e da posizioni diverse. Non si poteva fare, è vero, quindi giusto non assegnare lo scudetto, ribadisco, e, in caso di rinuncia alla prescrizione, magari beccarsi anche qualche punto di penalizzazione. Ma il nome di Facchetti, soprattutto ora che una malattia se l'è portato via, deve uscirne senza la minima macchia. Uno come lui andrebbe insegnato a scuola, portato a esempio di chi il calcio lo sceglie, fin dalle giovanili, perchè, in caso di piedi buoni, porta in breve soldi e figa a palate. Io per vedere ripristinata l'integrità e l'onestà di Facchetti, rinuncerei anche agli scudetti 2007, 2008, 2009 e 2010. Da un lato gli scudetti, dall'altro Facchetti...